Chi ha acquistato casa da
un azienda di costruzione sa che uno degli elementi della
contrattazione è la parte di prezzo da corrispondere in nero. E’
un fenomeno diffusissimo, che ovviamente può non riguardare tutti
gli imprenditori, alcuni dei quali sono certamente onesti.
Ma i tanti disonesti,
spesso, vendono l’immobile pretendendo una parte del compenso in
nero (dal 10% al 40%) peraltro facendo credere al cliente una
reciproca convenienza.
In verità la convenienza
del cliente è minima. Se si tratta di acquisto di prima casa, il
cliente risparmia sulla cifra corrisposta in nero il 4% di Iva, che
può diventare il 10% ove manchino le condizioni per l’agevolazione.
L’imprenditore, invece,
sull’importo del corrispettivo occultato ha un risparmio minimo di
più del 30% (ires + Irap) se l’utile rimane nella società e non
viene distribuito. Il suo indebito profitto può superare il 40%
dell’importo in nero (considerando l’irpef e le addizionali), se
l’utile è distribuito.
Su ogni 10 euro di nero,
dunque, il cliente risparmia 40 centesimi mentre l’imprenditore
intasca 4 euro. La proporzione è di 1 a 10.
Si tenga conto poi che
ove l’imprenditore dovesse fallire, poco dopo la stipula dell’atto,
l’acquisto ad un prezzo apparentemente inferiore al valore di
mercato (in quanto una parte del prezzo non risulta dall’atto
ufficiale di vendita) rappresenta un grosso rischio per il cliente,
poiché potrebbe correre il rischio di perdere l’immobile oggetto
di azione revocatoria da parte del curatore fallimentare e rimanere
contestualmente debitore verso la banca per il mutuo eventualmente
stipulato.
E i rischi non finiscono
qui, in caso di accertamento ai fini Iva, il fisco potrebbe chiedere
l’Iva sul corrispettivo in nero non corrisposta dall’azienda, nel
frattempo magari fallita, al cliente.
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